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Machiavelli

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#2103250 ·published 2012-01-15 14:09 UTC
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2.1-Individuare metafore, similitudini, iperboli, antitesi, parallelismi, comparazioni
2.3-Il principe viene definito dall'autore stesso “opuscolo” nella lettera al Vettori del 15 dicembre 1513, qui nella dedica un “piccolo volume”,  “un'opera indegna della presenzia di quella [Magnificenzia]”, un “piccolo dono”: come si deve giustificare questa modestia di Machiavelli?

1.Comprensione complessiva
Machiavelli apre la Dedica introduttiva al Principe descrivendo l'opera, vista come la cognizione delle azioni degli uomini grandi (r. 7-8), maturata in quindici anni di vita repubblicana e di lettura di opere antiche, come il dono più caro che poteva trovare, in contrasto con i doni classici che abitualmente si danno a un principe, come cavalli o pietre preziose.
Poi Machiavelli traccia brevemente lo stile con cui ha voluto scrivere il Principe ovvero uno stile asciutto e secco, privo di figure retoriche e frasi elaborate (clausole ample e parole ampullose e magnifiche, r. 16-17). Il Principe quindi è in contrasto con la sovrabbondanza classica degli umanisti, e non ha bisogno di ornamenti retorici per essere apprezzato, data la grande novità del soggetto (solamente la gravità della materia e la gravità del subietto la facci grata. r. 19-20). Infine Machiavelli spiega anche perchè il suo giudicare l'operato dei principi non debba essere considerato come presunzione: infatti come il disegnatore osserva dalla pianura le montagne, per giudicare giustamente un principe bisogna essere populare.
2.Analisi e interpretazione
1.Asd
2.Machiavelli all'inizio della dedica porge un esempio del suo rispetto per la magnificenza di Lorenzo (qualche testimone della vostra servitù verso di quella [Vostra Magnificenzia] r. 6), ovvero donando a Lorenzo tutta la sua esperienza maturata durante la repubblica condensata in una piccola opera, contrapposta ai soliti modi per conquistarsi la grazia di un principe (el più delle volte, colore che desiderano acquistare grazie appresso uno Principe... r. 1).
3.Loal
4.Si, infatti mentre i doni classici dei cortigiani si limitano ad essere oggetti dai quali un principe trae più diletto, mentre il principe ha un'utilità molto più grande, in quanto permette al principe di appnrendere in brevissimo tempo anni di esperienza di Machiavelli.
5.Nella dedica Machiavelli ha nei confronti del principe un'atteggiamente molto pruidente, consepevole del fatto che i medici lo guardavano con sospetto dopo la sua partecipazione alla repubblica e viste le sue correnti antimagnatizie.
Agisce quindi in modo prudente ma non servile, esponendo sempre con orgoglio le sue grandi conoscenze e le sue esperienze, e ponendole al servizio del potente nella speranza che esso lo noti e lo prenda in considerazione.
3.Approfondimento
Il principe di Machiavelli rappresenta un radicale cambiamento rispetto al quello che era stato il modello di trattato politico nel '400. La svolta più grande, che rappresenta quello che è stato definito lo scandalo del principe, è la separazione che Machiavelli attua tra la politica e la religione e la morale.
Nel 400 infatti i trattati politici erano presentati come specula principis, ovvero come semplice elenco delle virtù mondane del principe ideale, caratterizzate da un tono fortemente classico e da una visione platonica dello stato, e perciò scritti in latino e corredati da molti esempi di virtù in personaggi romani e greci.
Nel Principe, invece, la morale e la religione viene meno, e la politica viene resa scienza autonoma. Machiavelli sostiene per primo che le scelte del principe devono fondarsi solo su motivi di carattere pratico. Egli sostiene che è inutile sognare principati ideali che non potranno mai esistere. Quindi il sovrano deve essere estremamente realista, e la politica deve adeguarsi allo stato delle cose senza inseguire utopie.
Per questo motivo lo stato non può basarsi su morali e dogmi fissi, come era stato supposto dai trattati precendenti al Principe, piuttosto la politica deve essere autonormativa e duttile, in modo da potersi adattare alle disgrazie provocate dalla fortuna. Proprio grazie a questa assenza di morale, che usualmente predica il bene assoluto, Machiavelli è un sostenitore della militarizzazione dei principati, che in alcuni casi è necessaria. Machiavelli sostiene che se un sovrano si attenesse solamente ai supremi principi del bene, evitando ogni guerra e ogni spargimento di sangue presto cadrebbe in rovina. Relativamente alle questioni umane e politiche, esistono virtù dannose e vizi benefici, ovvero scarsa sarà la fortuna del sovrano religioso e guidato dalla morale che vorrà attenersi solamente ai supremi principi del bene, mentre più abile sarà quel sovrano che imparerà a considerare vizi e virtù come semplici mezzi per perseguire uno scopo, al di là di qualsiasi considerazione morale.
Nel Principe quindi la scrittura si regge e si leggittima da sola, senza appoggiarsi alla religione o a moralità laiche, e lo scandalo del principe sta proprio nella spregiudicatezza di Machiavelli che fonda l'autorità del proprio testo solo su se stesso e sulla forza del proprio pensiero.

Francesco Mazzoli IV F