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#1951785 ·published 2010-09-30 12:34 UTC
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C'erano una volta un guatto, un gane. I due animaletti avevano molto fame, così si recarono ad un celebre falone organizzato da Lidio, il pellicano flu. Il gane si guardò in giro e capì intuitamente che la salsata era finita. L'avevano mangiata già tutta! Così disse al guatto:
"Amm fatt l'arc re sciem pe venì da Nopola fin a cà e nun cesta manc o sasicc".
Il gane tentò di tirarlo su di morale: "Nun chiagnere a mammà, che l'aria è doce".
Mentre si dicevano queste cose, il pellicano si avvicinò.
"Che miserete ci fate qui? E' una festa privata... dovete ascere immediatamente!". 
Il guatto, che non ci stava ad essere espu... esplu... espulto, si agitò improvvisamente: "Pe mezz ca si nu pellican della Skantinavian, te crir e cumannà?".
Il pellicano:"stiss facenne nu poc o scem? jamm jatevenn!".
Il gane, che era nu poc timido ed impaurito, cercava di portarsi via il guatto, un po' guappo: "Dai guatto, andiamo via... tanto le vie infinite sono eterne...". Ma il guatto non ragionava più e, nonostante la bellezza della frase dell'amico, si infervorò.
"Te sfonno frofrio frà... aggia magnà!", disse agitando i suoi arti guappeschi. Il pellicano scoppiò a ridere e si allontanò. Nel frattempo s'erano fatte le 22.00 di sera e del cibo nemmeno l'omvra!
Il gane si rivolse all'amico sconsolato: "Stamattina, non è proprio cosa mangiare...".
Il guappo, preso da un lampo di profetismo emanuelense, rispose: "E' nu fuoc e fiamma!".
Il gane lo guardò compiaciuto. Si accasciarono lungo il muretto della strada, affamati e sconsolati. Il pellicano guardandoli fu preso da un forte senso di colpa e si avvicinò:
"Vabbè, in fondo infonto è rimasto qualcosa anche per voi...".
I due animaletti si alzarono in un batter d'occhio: "O ver fai frà?".
Il pellicano, sfoggiando il suo ultimo cappotto di Bereka, indicò loro la strada. Ad attenderli un banchetto di dimensione in grandezza stratosferico!
I tre mangiarono fino a scoppiare. Alla fine erano così pieni che il pellicano si offrì di accompagnarli a casa con la sua gippééétta. 
Il gatto ed il guane si guardarono nelle palle degli occhi, non era proprio il caso di accettare, il pellicano era stato già fin troppo gentile con loro. Lo ringraziarono calorosamente e si avviarono verso casa a piedi.
Durante il tragitto una straniera con la tupa si avvicinò a loro dicendo:
"?ta? ?????µe ?a p?te".
“I no speak english!” rispose il gane.
"Ma che vo chest?" aggiunse il guappo.
Subito dopo il gane mise le mani in tasca e si accorse che le chiavi non c'erano.
“Ce l’hai tu il chiavo di mazzi?”, disse al guappo.
"No, le avevi tu..." rispose preoccupato il gane.
"Chella cessa s'è fatt e chiav!", si infervorò il guappo. 
"Vabbè, dai non preoccuparti, una soluzione la troviamo... tanto nel frattempo che ci spizziamo...", lo consolò il gane. 
Il pellicano si accstò con la sua gippééétta: "Siete ancora qui?".
"c'hann fatt e chiav..." disse il guappo.
"Saltate su, venite a casa mia, vi offro da bere", sorrise il pellicano flu.
I due salirono. Una volta a casa del pellicano, si sdraiarono a bere birra e vedere la televisione. 
"Fuort stu programm, comm se chiamm?".
"Zeling".

Perché le migliori storie nascono dalle PALIATE!
Perdonate la licenza poetica. ;)